Sono poche le cose che uno può fare in momenti così.
Tipo mettersi a lavare i piatti.
E pensare che da queste parti le blatte sono anche brave. Stanno perlopiù nel secondo cassetto della cucina, infatti. In giro tutto sommato poco. Non pensieri edificanti, ma se no come si fa con tutta sta roba che passa nel mediastino.
Oggi è stato il primo giorno in cui mi sono fermato un po’, quindi fase di intensa labilità emotiva. E quindi non pensavo di mettermi a scrivere, anche perchè il rischio Anna Frank è elevatissimo. Ma poi ho inanellato una colonna sonora che mi ha ovviamente dilaniato, e che mi ha fatto pensare a tanti di voi…e ognuno capirà:
primo, come sempre, quel cantante croato di cui non mi viene mai in mente il nome. Ah si. Ligabue.
Poi. Battiato. Fleurs e analoghi. Molteplici dediche.
Poi. Coldplay (che in genere mi stan sul culo ma questa no). Magic. Che parte anche a tradimento.
Anouk. Who cares. Acustica. Per quelli che sanno cos’è il Ceria Merlone.
E infine, saltandone diverse ma il concetto l’avete capito, Candy. Paolo Nutini. Maledetto bastardo. E’ su questa che mi son messo a lavare piatti. E a guardare teneramente le blatte. Cercando di non pensare ai queen, naturalmente, che un po’ mi porto anche su certe magliette adesso.
Nulla che rafforzi la fiducia nella mia eterosessualità, questo è chiaro, ma va così. Come sempre, direbbe una certa bionda che ha tanto insistito perchè mi mettessi qui a scrivere.
Non ho voglia di scrivere un diario africano. Anche se poi immagino che ci cadrò.
Anche perchè dirvi che la pediatria puzza di meno significa qualcosa solo per chi ci è passato, e poi non sono capace a cercare parole per tutte queste cose che mi stanno accadendo, e che non hanno semplicemente nome. Almeno, localizzandosi tutto tra la pancia e il cuore, è difficile restare seri nel tentativo di fare quello che ci capisce sul serio qualcosa.
Già solo il fatto di essermi trovato in aeroporto due ragazzi del wolisso project, cioè la rappresentazione in carne e ossa di quello che in cinque cretini sognavamo su queste strade nove anni fa, è stata una bella sveglia per tutte le volte che negli ultimi mesi ho pensato di non avere più la voglia, la follia, la fame, non so, chiamatela come volete. Quella roba lì, che in linea di massima è la scintilla che mi rende vivo. Dove per vivo intendo proprio vivo. Noi cinque, quaggiù, nove anni fa, ribadisco. Se qualcuno non sa di cosa parlo vada a vedersi i miei filmati su youtube, se no non ne usciamo.
Io qua non ci sono mai venuto per stare dalla parte degli ultimi, ne di nessuno. Io sapevo, e lo sentivo, che qua posso essere il me stesso con cui sto meglio. Non mi sbagliavo. A prendere per il collo ciò che è inconsapevole, nascosto, sepolto, protetto, a volte imbalsamato, e a tirarlo fuori da sotto quel fango di cui ci ricopriamo per difenderci, e renderlo visibile, e vivo, costi quel che costi, non si sbaglia.
Quando dico che qui mi diverto, ed è per questo che sto bene, nessuno mi capisce in genere. Mi diverto a lavorare, a stare sveglio fino alle cinque di mattina per scrivere protocolli per la salvezza del mondo, e a fare il mio circo con chiunque stia al gioco (e a quanto pare trovo sempre qualcuno da queste parti). Mi diverto, e allora vuol dire che ne vale la pena.
Ne vale sul serio la pena, per quante e quanto feroci siano certe lacrime. Parlo di quelle da ricacciare in gola, per non urlare, per non strangolare certi stronzi che si, ci sono anche qui, e hanno il coraggio di mostrare la faccia, e la saggezza da professoroni dopo che hanno abbandonato a morire, fingendo di essere impegnati in sala operatoria, una ragazza di 22 anni madre da quattro giorni.
Vale la pena fare come abbiamo fatto Arianna e io, ho bisogno di raccontarlo, se no penso mi si rompa qualcosa dentro. Vale la pena mollare il giro, e correre anche se dovrebbe esserci un altro, anche se si sa già come andrà a finire.
Vale la pena cercare di intubare una che potrebbe essere tua sorella, anche se non c’è lo spazio, non c’è il defibrillatore, anche se non puoi usare il manico del laringoscopio ma solo la lama, anche se devi dimenticarti tutto quello che hai studiato e cercare quella cazzo di epiglottide standole a fianco, praticamente abbracciato nel vomito, e no, non penso mi verrà mai più in carriera un numero così. Culo, non bravura, questo è ovvio per tutti quelli che sanno di cosa parlo. Ma bisognava provarci, e andare a cercarselo. Anche se poi non è servito a nulla.
Ma ne valeva la pena. Valeva la pena di farle ripartire il cuore, anche se poi il respiro non è tornato.
E anche se poi, pur con quel cazzo di battito sul collo ho dovuto toglierglielo quel maledetto tubo, e chiuderle gli occhi.
Perchè qui non ci sono ne ventilatori ne terapie intensive e nemmeno organi da donare. Ne valeva la pena, per le parole che Arianna ha sputato in faccia al brillante collega che si è nascosto al posto di stare con la sua paziente. Non me la prendo io la responsabilità della morte di questa ragazza che nemmeno conosco e quindi silenzio. Ci proviamo e basta.
Ne valeva la pena, perchè io non sono mai stato così vicino, fisicamente e con tutti i santi e le madonne e con tutto il cuore e tutta la rabbia e tutto quello che potete anche chiamare amore, a una persona che avevo visto solo il giorno prima, quando era già chiaro che qualcosa di orribile le era accaduto nella testa.
Ne valeva la pena, perchè solo così siamo tornati a poter sorridere. E a divertirci di nuovo. E a fare il circo, come dicevo.
Perchè il senso delle cose è qui, nello stare dalla stessa parte, anche dalla parte di chi è sconfitto in partenza, anche nella merda. Essere accanto uno all’altro, l'ho già scritto qualche tempo fa,e sapere di essersele giocate tutte.
Oggi siamo stati al mercato, e a berci la birra St.George con le scimmie dell’Hotel per ricchi. E ci siamo rivisti Amore Bugie e Calcetto. E abbiamo sparato minchiate per ore, e fatto discorsi come se ci conoscessimo da una vita.
E anche se vivere dentro il recinto dell’ospedale tutto il giorno è come stare in una bolla fuori dal mondo, per ora è una bolla in cui sto bene.
Anche se non si riesce a mettere vicino a una presa il microonde che è inaspettatamente arrivato ieri. E anche se non posso più mangiare l’injera che se no muoio.
Troppe cose. Troppo grandi per essere dette con le parole.

Fratellino, è impossibile trovare le parole mentre si trattengono le lacrime e continuo a chiedermi come hai fatto a trovare quelle che spiegano tutto.
RispondiEliminaComunque sì è proprio vero, quello che senti riverbera e rimbomba dentro alle menti affini!!! ci sono persone che per sentirsi vive hanno bisogno di queste sensazioni e di una cosa meravigliosa che si chiama empatia..... continua a vivere spremendo ogni cosa e lasciandoti contaminare da tutte le emozioni che ti attraversano il corpo e la mente, cerca di stare meglio che puoi
A.
La scrittura è una "ginnastica" per l'anima, fortifica lo spirito liberandolo dalle catene della paura e dell'impotenza. Ciò accade anche a chi ama leggere poichè si lascia trapassare il cuore dalle parole, senza averne pudore. Mi è capitato spesso di pensare a qualcosa, di volerlo esprimere scrivendo e di temere il fallimento, inteso come una mancata liberazione interiore, quindi un fallimento personale, in primis. Ma quando leggi certe parole, scritte di getto, seppur controllate da una innata sensibilità, ecco, allora ti rendi conto della potenza che hanno e di quanto in profondità possano scuotere la coscienza di chi scrive e di chi legge. Come un terremoto, come un tornado, dove alla fine, nel silenzio della tua stanza, ti trovi come un coglione davanti allo schermo a piangere, senza sapere davvero perchè.
RispondiEliminaQuando le lacrime si asciugano inizi a percepire, insieme ad uno strano struggimento interiore, una sorta di gioia traboccante, qualcosa che fuoriesce dal bicchiere come la schiuma di una bella birra appena spinata... capisci che la tua gioia deriva direttamente dalla letizia di chi ti è caro e che, mettendo da parte la naturale tendenza all'egoismo di non averla più vicina, sei consapevole che invece questa lontananza la renderà ancora più presente, nella sua autorealizzazione.
Caro Amico ti scrivo...così mi distraggo un po' e visto che sei molto lontano, più forte ti scriverò.. :-)