Questa qua, quella del titolo, è una parola che mi fa troppo ridere. Ovviamente non si scrive così, è amarico, e la usa sempre dottor Mitico. Che pure è internista (etiope) ma non centra con il più noto omonimo della clinica medica. Neanche un po’. Solo che essendo luca e io candidamente incapaci di ricordarci i nomi locali (tra le altre cose), lo chiamiamo così. E’ uno dei nostri riteniamo, e cioè uno splendido cazzone, e infatti quando parla ai pazienti dice sempre cecherellu.
Che vuol dire qualcosa come nessun problema, tutto a posto, stai sereno. Arianna pure la dice quella parola lì, ma un po’ diversa, viene fuori tipo un cecherelle, e non sono ancora del tutto sicuro significhi la stessa cosa. Lei è convinta di si. Serenità insomma. Manteniamo la calma, rivista a mio modo. Mi fa sentire a casa.
Sono stati giorni un po’ duri, per la verità, cecherellu a parte, per tante ragioni. Ma anche spettacolari, per la serie che di nuovo con le parole si fa fatica.
La foto qui sopra per dire. Lei è Abebaye. Tenuta su dai genitori, un paio di giorni fa, quando dopo un mese e mezzo è riuscita a rimettersi in piedi e camminare. Non sappiamo che minchia abbia avuto, ne perchè non camminasse più e tutto il resto, ma il cortisone, e Arianna e tutte le altre terapie per gestire almeno un disastro al giorno hanno funzionato.
Oggi per dire era seduta su una delle panchine fuori dal reparto con l’unica paziente diabetica e cicciona che abbiamo che le metteva a posto i capelli per pasqua. E suo padre, che dovrebbe essere famoso nel mondo per i cappelli con cui si presenta in reparto (quello della foto è niente rispetto al solito), che ci vede e ogni volta ride. Direi di felicità, a guardarlo.
Quindi il solito, come ho scritto a Ezio un momento fa. Bambini che muoiono senza una cazzo di ragione e subito dopo altri esseri umani che ti spaccano il cuore e non si capisce più cosa provare.
Ginecologi che non smettono di stupirsi che sia di nuovo successo che dalle loro pazienti portatrici di utero, chiamate più comunemente madri, escano ostinatamente e ogni santa volta dei bambini, e quindi ommioddio chiamate subito un dottore.
Le capre che stanno per mettersi a sgozzare in giardino. E’ pasqua daltronde, bisognerà pur festeggiare.
Posti in cui ho fatto delle foto che dire strappamutande è poco. La mazurca del mio cellulare etiope con cui farsi svegliare durante le guardie e pensare che bisogna essere deficienti ad aver scelto una suoneria cosi (per la cronaca è stata votata all’unanimità, forse perfidamente, dall’informatico e dai miei due giovani del wp).
Il piano Bagiagi. Per il quale, a proposito, lancio una richiesta di aiuto. Cercate su internet. Bajaj 205 Re. Se mai lo studio TB funzionasse (cosa che sembra stia facendo) e se mai mi lasceranno specializzare (cosa invece più delicata, ma magari nei prossimi mesi si dimenticano del circo che ho fatto prima di partire), devo farne arrivare uno in Italia, blu, con cui rifarmi una vita e un’immagine adeguata al cumulo di stereotipi e svarioni che sono. Quindi: come cacchio faccio senza spendere tutti i miei averi?
Ecco. Tutto a posto direi.
Cecherellu.

Fai un progetto di crowdfunding per il tuo Bajaj 205 Re. A cosa serve?
RispondiEliminaSilvia
il problema non sono i fondi, il problema è la spedizione in italia oltre che la regolarizzazione del mezzo. Qui è lo pseudotaxi con cui ci si muove, in genere pieno di oggetti orribili, tappezzerie allucinanti, crocifissi e altri simulacri votivi più pagani. E' tipo un ape-cross a cui è chiaramente ispirato, solo versione africana. Io ci andrei orgogliosamente in giro, così tutti penserebbero che io sia definitivamente impazzito. Cosa che in automatico mi farebbe guadagnare in simpatia ma soprattutto libertà :-)
EliminaCiccio si chiama TUC TUC... e per portarlu su è facile. Si organizza un gara di bene"defi"cenza e la portiamo su via terra.... ma devo assolutamente far parte del viaggio!
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