
Poi basta, promesso.
IL PAESE IN CUI VIVIAMO
di B.Tinti, da Il Fatto Quotidiano 15/01/10
A Rosarno le cose sono andate così: una banda di ubriachi e
primitivi ha pensato bene di andare a rompere le scatole agli
immigrati che se ne stavano a dormire nella loro bidonville; qualcuno
aveva un fuciletto ad aria compressa (capacità lesiva pressoché zero
se non lo pigli in un occhio) e ha sparato qualche colpo; gli immigrati
se la sono presa e hanno reagito invadendo alcune strade cittadine,
bruciando cassonetti e spaventando i cittadini, tra cui una signora
che ha subìto una vera e propria aggressione e la cui macchina è stata
bruciata. I cittadini di Rosarno hanno messo in piedi una spedizione
punitiva, questa volta con fucili veri, e hanno cominciato una vera e
propria caccia al negro (non so se ci fossero immigrati di altri colori);
gli immigrati sono stati respinti e, siccome le cose si mettevano male e
le forze dell’ordine non riuscivano a impedire ai rosarnesi di
percorrere le strade in armi, trasferiti altrove; le loro cose sono
rimaste nella bidonville dove abitavano e molti non sono stati
nemmeno pagati per il lavoro fatto fino ad allora; infine la bidonville
è stata rasa al suolo.
Adesso, stabilire chi ha avuto ragione e chi torto mi pare difficile;
anni di processi per rissa mi hanno insegnato che la violenza è
l’ultimo rifugio degli incapaci e che tutti i violenti sono sempre
colpevoli. Ma non mi pare nemmeno importante. A me sembra che
Gli immigrati lavoravano per 20 euro al giorno, senza contratto,
senza assicurazione, senza contributi; e tutto questo avveniva sotto
gli occhi di tutti. E nessuno trovava ignobile questo indegno
sfruttamento. Quell’Ispettorato del lavoro, quei funzionari Inps che,
nella mia procura, mi inondavano di denunce per contributi non
versati e per figli, mogli e fratelli che lavoravano nel negozio del
padre, marito, ecc, senza essere in regola, a Rosarno non facevano
niente .
Gli immigrati vivevano accampati in una fabbrica abbandonata;
dormivano sul pavimento e appendevano il loro cibo (quale?) in sacchi
di plastica perché i topi non glielo mangiassero; defecavano in terra e
si sdraiavano tra i loro escrementi. E quei vigili urbani che facevano
arrivare alla mia procura decine di denunce per verande illegali e
mansarde di lusso con altezza pari a 2,75 metri e dunque non agibili,
non sono mai intervenuti a Rosarno. E nemmeno l’ufficio d’igiene del
comune ha trovato niente da ridire; e il governo ha speso parecchi
soldi per mettere le mutande ai quadri di Palazzo Chigi
perché occuparsi degli ultimi della terra non procura voti.
Gli immigrati sono stati cacciati come bestie; e il ministro
dell’Interno, che qualche mese fa ha mandato l’esercito
nelle strade come avviene nelle “re p u b b l i c h e ” africane ,
ha dichiarato: “Troppa tolleranza con gli immigrati”.
Gli immigrati adesso sono in un campo di
concentramento, proprio come si è fatto per i giudei, i
froci e i comunisti. E io sto qui a chiedermi che fine ha
fatto il rispetto della vita che stava tanto a cuore a questo
governo feroce e inumano quando si trattava di comprarsi
i voti dei cattolici con la persecuzione di povere larve
come Welby ed Eluana. Sto qui a chiedermi perché
l’opposizione non va, tutta ma proprio tutta, a Rosarno
portando a quei poveracci acqua, cibo e vestiti,
dimostrando finalmente che non è uguale alla
maggioranza. Sto qui a chiedermi in che diavolo di paese
mi tocca vivere e se davvero è in questo paese che dovrò
morire
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