lunedì 28 novembre 2011

Notte/3


Pensavo a diverse cose.
Primo: alle giornate d'autunno quando l'aria è fredda, limpida e sottile. Giornate che valeva la pena di accorgersene anche solo per un tramonto in periferia, e sono le più belle in assoluto, non si discute.
Poi: alla fiducia, a sentire che qualcuno, per qualche motivo misterioso ha fiducia in te, dico. Che è quello che ti spinge a fare qualsiasi cosa, e al meglio che puoi.
E ancora: alla rabbia, che ti viene e ti toglie lo stomaco, per l'ipocrisia, per le meschinità quotidiane, per chi ti impedisce di dormire la sera, e a volte sei tu.
Ma non solo: anche a quel bastardo di Baricco, che è uno che ho amato, ma tantissimo, che certi giorni in cui ho letto delle sue cose me li ricordo ancora dopo anni e anni, e poi ho odiato, perchè è andato in vacca, e ha prevalso nelle sue parole autoriflettenti il vuoto, e mi son sentito tradito, ma poi ogni tanto lo ritrovo, e dopo l'iniziale fastidio scopro che regala ancora qualche fiotto di gran classe. E' una specie di Recoba, il maledetto. Come questa cosa qui, lasciate stare il grosso, come al solito la mena e basta, ma alla fine trovate questo:

"Tutto sommato, l’unica cosa del libro che mi è spiaciuta è il finale. L’eroe si sposa, vince e scopre se stesso. Lieto fine, ma non è questo che mi è spiaciuto. È che l’eroe scopre il senso della vita iniziando ad occuparsi degli altri, i suoi figli innanzitutto, ma anche gli altri veri: apre una scuola per bambini che non hanno la possibilità di studiare. Volontariato. Tutti felici. Sipario. È che io non ci credo. A me risulta che la ricerca del senso è una sorta di partita a scacchi, molto dura e solitaria, e che non la si vince alzandosi dalla scacchiera e andando di là a preparare il pranzo per tutti. È ovvio che occuparsi degli altri fa bene, ed è un gesto così dannatamente giusto, e anche inevitabile, necessario: ma non mi è mai venuto da pensare che potesse c’entrare davvero con il senso della vita. Temo che il senso della vita sia estorcere la felicità a se stessi, tutto il resto è una forma di lusso dell’animo, o di miseria, dipende dai casi".
L'ultima frase poi. Maledetto, ribadisco.
Che questa roba qui andrebbe letta tutte le sere, imparata a memoria e ripetuta, da quelli come me. Che come adesso, e piuttosto spesso, hanno un camice bianco addosso, che partono per l'africa anche, che si incazzano sempre con tutto perchè fanno, e in parte sono, quelli buoni.
Leggere e rileggere tutte le sere, anche se è Baricco.
Leggere e rileggere, insieme a questo, le gioie immense e le depressioni allucinanti che dedicarsi agli altri o far finta di farlo ti regala. Capire che il senso va cercato altrove. Altrove. Un altrove vicinissimo.
E poi rimettersi il camice, e poi ripartire per l'africa, e tutto quanto, se questo è ciò che davvero ci si sente addosso e che si è capaci di fare. Ma più serenamente, molto più serenamente, proprio perchè il senso non sta lì. Comprendere di non essere indispensabili alla salvezza di nessuno, rende liberi - liberi - questo me l'ha insegnato Gaetano, che sta ancora in Africa dopo dodici anni. E lì mica ci è finito per altruismo, ma per caso.

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